
Può capitare che i bambini parlino nel sonno, si agitino, piangano, manifestino emozioni molto intense o assumano comportamenti che, a prima vista, possono apparire insoliti o persino preoccupanti. In queste situazioni è naturale che i genitori si chiedano come comportarsi: è meglio svegliarli, intervenire per calmarli oppure lasciare che l’episodio si risolva spontaneamente?
Noi di BlaBlaMamma vogliamo fare chiarezza su un tema che genera spesso dubbi e ansie, spiegando cosa sono le parasonnie bambini. Si tratta di disturbi del sonno piuttosto comuni in età pediatrica, che possono alterare il riposo notturno con manifestazioni talvolta spettacolari ma, nella maggior parte dei casi, benigne e transitorie. Conoscere cosa sono, come si presentano e quando è opportuno intervenire aiuta a vivere questi episodi con maggiore serenità e consapevolezza.
- Perché è importante dormire bene?
- Cosa sono le parasonnie?
- La classificazione delle parasonnie
- Le parasonnie delle fasi non-REM
- Parasonnie della fase REM del sonno
- Parasonnie ed enuresi
- Conclusioni
Perché è importante dormire bene?
L’importanza di un buon sonno, soprattutto durante l’infanzia, è spesso sottovalutata, ma rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la salute e lo sviluppo dei bambini. Dormire bene non significa solo “riposare”: durante il sonno l’organismo cresce, il cervello elabora le esperienze della giornata, si consolidano memoria e apprendimento e si rafforzano le difese immunitarie. Un riposo di qualità è quindi strettamente legato allo sviluppo psico-fisico, all’equilibrio emotivo e alla capacità di concentrazione.
Proteggere il sonno dei più piccoli fin dai primi mesi di vita è fondamentale. Impostare routine regolari, orari coerenti e un ambiente sereno favorisce un sonno più stabile e profondo, riducendo anche il rischio di risvegli notturni e disturbi come le parasonnie.
Le statistiche mondiali, e anche quelle italiane, evidenziano però un dato preoccupante: circa il 27% dei bambini e il 45% degli adolescenti dorme meno di quanto sarebbe necessario per la propria età. Nell’80% dei casi, la causa non è legata a patologie specifiche, ma a uno stile di vita poco equilibrato. Tra i principali nemici del sonno di bambini e ragazzi rientrano infatti:
- un’alimentazione non corretta e poco bilanciata, soprattutto nelle ore serali;
- un’esposizione eccessiva a stimoli come tablet, smartphone e televisione, in particolare prima di andare a dormire;
- una scarsa attività fisica durante il giorno, che rende più difficile raggiungere un sonno profondo e ristoratore.[ 1 ]
Un sonno insufficiente o di scarsa qualità, protratto nel tempo, può influire negativamente sul comportamento, sull’umore e sulla capacità di affrontare la giornata, rendendo ancora più importante prestare attenzione alle abitudini quotidiane legate al riposo.
Cosa sono le parasonnie?
Le parasonnie sono disturbi del sonno che si manifestano con comportamenti, movimenti o reazioni emotive anomale durante il riposo notturno o nei momenti di passaggio tra sonno e veglia. È importante non confonderle con fenomeni come la regressione del sonno del neonato, che ha cause e dinamiche diverse ed è legata soprattutto a fasi di crescita e sviluppo.
Le parasonnie possono presentarsi sotto forma di risvegli notturni improvvisi, pianto, agitazione, urla, movimenti inconsulti o stati di forte disagio emotivo. In molti casi il bambino appare sveglio, ma in realtà si trova ancora in una fase di sonno profondo e non è pienamente cosciente di ciò che sta accadendo.
La maggior parte dei bambini sperimenta almeno un episodio di parasonnia tra i 2 e i 6 anni, un periodo in cui il sistema nervoso è ancora in maturazione e il ciclo sonno veglia non è del tutto stabilizzato. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di manifestazioni benigne e fisiologiche, destinate a ridursi spontaneamente in frequenza e intensità con la crescita, fino a scomparire del tutto.
È consigliabile parlarne con il pediatra solo in alcune situazioni specifiche: quando gli episodi sono molto frequenti o particolarmente intensi, se comportano il rischio di traumi fisici, oppure se le continue interruzioni del sonno finiscono per influire sul benessere del bambino e sull’equilibrio dell’intero nucleo familiare. In questi casi, una valutazione specialistica può aiutare a escludere altre cause e a ricevere indicazioni pratiche su come gestire al meglio il sonno notturno.
La classificazione delle parasonnie
Le parasonnie vengono generalmente classificate in base al momento della notte in cui si manifestano e alla fase del sonno coinvolta. Questa distinzione è utile perché permette di comprendere meglio il tipo di comportamento osservato, le sue cause e il modo più corretto di intervenire, evitando inutili allarmismi.
In base alle caratteristiche del sonno, è possibile distinguere tre grandi gruppi di parasonnie:
- parasonnie del sonno NREM, che compaiono durante le fasi di sonno profondo e possono dare origine a risvegli confusionali, terrori notturni e sonnambulismo;
- parasonnie del sonno REM, che si verificano nelle fasi di sonno più leggero e sono spesso associate a incubi e, più raramente, a episodi di paralisi del sonno;
- altre parasonnie, un gruppo eterogeneo che include manifestazioni come l’enuresi notturna, alcune forme di allucinazioni legate al sonno e altri comportamenti particolari.[ 1 ]
Questa classificazione aiuta genitori e professionisti a riconoscere le diverse manifestazioni e a capire quando si tratta di fenomeni transitori legati alla maturazione del sistema nervoso e quando, invece, è opportuno approfondire con il pediatra.
Le parasonnie delle fasi non-REM
Questo tipo di parasonnie è legato alla fase di sonno non-REM, ovvero il sonno più profondo e ristoratore, durante il quale il cervello è meno reattivo agli stimoli esterni. In questa fase rientrano manifestazioni come terrori notturni, sonnambulismo, risvegli confusionali e sonniloquio, cioè il parlare nel sonno.
Le parasonnie non-REM tendono a comparire soprattutto nelle prime ore della notte, quando il sonno profondo è più intenso. Possono risultare particolarmente impressionanti per i genitori, perché il bambino appare con gli occhi aperti o semiaperti, sembra sveglio ma non risponde in modo coerente e non riesce a relazionarsi con chi gli sta accanto. In realtà, il bambino sta ancora dormendo e non ha consapevolezza di ciò che accade. Nella maggior parte dei casi si tratta di fenomeni benigni e transitori, che tendono a ridursi spontaneamente con la crescita, senza lasciare conseguenze.
Terrore notturno
I terrori notturni si manifestano durante la fase non-REM, in genere dopo una o due ore dall’addormentamento. Questi episodi possono essere molto spaventosi per chi li osserva: il bambino sembra improvvisamente sveglio, spesso è seduto nel letto, piange, urla, suda, ha il battito accelerato e appare in preda a un intenso stato di paura. Le manifestazioni possono durare da pochi minuti fino a circa 20 minuti.
Durante un episodio di pavor notturno è comprensibile che i genitori si sentano agitati, ma è importante evitare di scuotere il bambino, urlare o cercare di svegliarlo forzatamente. Questi tentativi, infatti, possono aumentare la confusione e prolungare l’episodio. La strategia migliore consiste nel restare accanto al bambino, parlare con un tono basso e rassicurante e accompagnarlo con dolcezza a sdraiarsi di nuovo. Nel giro di poco tempo tornerà a dormire serenamente e, al risveglio, non conserverà alcun ricordo dell’accaduto.
Sonnambulismo
Il sonnambulismo è un’altra parasonnia tipica del sonno non-REM e può generare grande preoccupazione. Anche in questo caso il bambino sembra sveglio, ma in realtà non lo è. Può alzarsi dal letto, camminare per casa, compiere azioni semplici o apparentemente prive di senso, senza essere consapevole di ciò che sta facendo.
Durante un episodio di sonnambulismo è importante mantenere la calma e garantire la sicurezza dell’ambiente. È preferibile prendere il bambino per mano con delicatezza e accompagnarlo di nuovo a letto, evitando di svegliarlo bruscamente o di rimproverarlo. Con il passare del tempo, questi episodi tendono a diventare sempre più rari fino a scomparire spontaneamente.
Risvegli confusionali
I risvegli confusionali avvengono quando il bambino si sveglia confuso, disorientato e dice cose senza senso. Questa sensazione di confusione non dura a lungo e quindi mamma e papà non si devono preoccupare.
Sonniloquio
Ci sono anche bambini che parlano nel sonno e a volte adottano addirittura un timbro di voce diverso. Anche in questo caso, malgrado le cosa possa inquietare i genitori, non c’è nulla di cui preoccuparsi: si tratta di manifestazioni benigne che spariranno da sole.
Parasonnie della fase REM del sonno
Le parasonnie della fase REM si manifestano prevalentemente nella seconda parte della notte, quando il sonno diventa più leggero e l’attività cerebrale è più intensa. A differenza delle parasonnie non-REM, in questi casi il bambino si sveglia più facilmente e appare generalmente vigile e consapevole di ciò che è accaduto.
La manifestazione più comune è rappresentata dagli incubi, ovvero brutti sogni dal contenuto spaventoso che portano il bambino a svegliarsi improvvisamente, spesso in lacrime o molto agitato. A differenza dei terrori notturni, il bambino è sveglio, riconosce i genitori e può raccontare, anche il giorno successivo, ciò che ha sognato. In questi casi, la presenza rassicurante di mamma e papà, qualche parola di conforto e un ambiente tranquillo aiutano il bambino a calmarsi e a riaddormentarsi in tempi relativamente brevi. Gli incubi possono comparire già intorno ai due anni e sono spesso legati allo sviluppo dell’immaginazione e all’elaborazione delle emozioni vissute durante il giorno.
Molto più rara in età pediatrica è la paralisi del sonno. Questo disturbo si manifesta con la sensazione di essere svegli ma incapaci di muoversi o parlare per alcuni secondi o minuti. In alcuni casi può essere accompagnata da allucinazioni, come la percezione di presenze o suoni inesistenti, che rendono l’esperienza particolarmente spaventosa. Sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di episodi isolati, è sempre consigliabile parlarne con il pediatra, che potrà valutare la situazione e indicare eventuali approfondimenti o strategie di gestione.
Parasonnie ed enuresi
Tra le parasonnie rientra anche l’enuresi, ovvero l’emissione involontaria di urina durante il sonno in un’età in cui, teoricamente, il controllo degli sfinteri dovrebbe essere acquisito anche nelle ore notturne. Si tratta di una condizione piuttosto frequente in età pediatrica e spesso fonte di preoccupazione o imbarazzo per i genitori e per i bambini stessi.
Nei primi anni di vita, o quando gli episodi sono sporadici, non c’è motivo di allarmarsi. Il controllo notturno della vescica può richiedere più tempo rispetto a quello diurno e piccoli “incidenti di percorso” sono del tutto normali, soprattutto in periodi di cambiamento, stanchezza o stress emotivo. In questi casi è importante evitare punizioni o rimproveri, che rischiano di aumentare il disagio del bambino senza risolvere il problema.
Se invece l’enuresi si presenta con una certa regolarità anche dopo i 6 anni, è consigliabile parlarne con il pediatra. Una valutazione medica può aiutare a escludere cause organiche o emotive e a individuare eventuali strategie di supporto, che possono andare da semplici indicazioni comportamentali fino a percorsi più strutturati, sempre calibrati sull’età e sulle esigenze del bambino.
Conclusioni
Le parasonnie nei bambini possono apparire impressionanti, soprattutto quando si manifestano con pianto, urla o comportamenti insoliti nel cuore della notte. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di fenomeni legati alla maturazione del sistema nervoso e alle diverse fasi del sonno, destinati a ridursi spontaneamente con la crescita.
Conoscere le diverse tipologie di parasonnie, sapere quando è meglio intervenire e quando invece è sufficiente restare accanto al bambino con calma e rassicurazione, aiuta i genitori a vivere questi episodi con maggiore serenità. Un ambiente sicuro, routine regolari e uno stile di vita equilibrato contribuiscono a favorire un sonno più stabile e ristoratore.
In presenza di episodi frequenti, intensi o che interferiscono con il benessere del bambino e della famiglia, il confronto con il pediatra resta sempre il punto di riferimento migliore. Informazione e consapevolezza sono strumenti preziosi per proteggere il sonno dei più piccoli e accompagnarli nel loro percorso di crescita.
NOTE
1. Istituto Auxologico Italiano, Il sonno dei bambini



























