Placenta accreta: tutto quello che c’è da sapere Può capitare di sentir parlare di placenta accreta, ma di cosa si tratta esattamente e in cosa consiste questo disturbo della gravidanza? Vediamo insieme cosa sapere su cause, sintomi e conseguenze.

Tutto quello che c'è da sapere sulla placenta accreta

Se siete in dolce attesa vi sarà forse capitato di sentire il termine “placenta accreta” oppure “accretismo placentare”. Ma cosa significano questi termini e quando ci si dovrebbe preoccupare? Noi di BlaBlaMamma vogliamo spiegarvi tutto quello che c’è da sapere sulla placenta accreta, un disturbo della gravidanza potenzialmente pericoloso. Si tratta di parole mediche che possono spaventare, ma nella maggior parte dei casi la differenza la fa una cosa: capire cosa indicano davvero e sapere quando è utile approfondire con controlli mirati. In questo articolo troverete spiegazioni chiare e complete su cos’è l’accretismo placentare, quali sono i fattori di rischio più importanti, come si può sospettare in gravidanza e perché una diagnosi precoce aiuta a gestire il parto in modo più sicuro e programmato.

Cos’è la placenta

Durante la gravidanza la futura mamma ha un organo in più, temporaneo ma fondamentale, che lavora “in squadra” con il bambino per tutta la gestazione. Si tratta della placenta, un vero e proprio centro di scambio tra mamma e feto: permette l’arrivo di ossigeno e nutrienti, aiuta a eliminare alcune sostanze di scarto e contribuisce a creare un ambiente protetto e adatto alla crescita del piccolo.

Il collegamento tra placenta e bambino avviene tramite il cordone ombelicale, mentre la placenta resta ancorata alla parete dell’utero grazie a strutture microscopiche chiamate villi coriali. Questi villi, in una gravidanza normale, si “appoggiano” allo strato più interno dell’utero e restano in una zona di contatto fisiologica, così dopo il parto la placenta riesce a staccarsi e a essere espulsa senza difficoltà.

Quando però i villi coriali si sviluppano in modo anomalo e penetrano più in profondità del dovuto nella parete uterina, l’ancoraggio diventa troppo “forte”: è proprio in questa situazione che si parla di placenta accreta, perché la placenta tende a rimanere attaccata all’utero più del normale e può non staccarsi correttamente al momento del parto.

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Cos’è la placenta accreta?

La placenta accreta è una condizione complessa e non sempre facile da individuare durante la gravidanza. In molti casi, infatti, viene diagnosticata solo al momento del parto, quando può manifestarsi con emorragie anche importanti, potenzialmente pericolose per la partoriente se non gestite tempestivamente in ambiente ospedaliero adeguato.

In una gravidanza fisiologica la placenta aderisce alla parete dell’utero grazie a una rete di piccoli vasi sanguigni che, dopo la nascita del bambino, si chiudono spontaneamente. Questo meccanismo naturale consente alla placenta di staccarsi senza difficoltà e di essere espulsa poco dopo il parto.

Nel caso della placenta accreta, però, questo processo non avviene correttamente. La placenta risulta eccessivamente aderente all’utero perché i villi coriali, le strutture che ne permettono l’ancoraggio, crescono in modo anomalo e penetrano più in profondità del normale, arrivando talvolta fino alla muscolatura uterina. Di conseguenza, dopo la nascita del bambino, la placenta fatica a staccarsi o non si stacca affatto, creando una situazione delicata soprattutto al momento del parto, che richiede un intervento medico rapido e mirato.

Placenta accreta, la classificazione

L’utero, l’organo che accoglie e sostiene la gravidanza, è formato da tre strati distinti, ognuno con una funzione precisa. Procedendo dall’interno verso l’esterno troviamo l’endometrio, lo strato più interno che si modifica ciclicamente e su cui normalmente si impianta la placenta, il miometrio, che rappresenta lo strato muscolare dell’utero, e infine il perimetrio, il rivestimento più esterno, in continuità con il peritoneo che avvolge gli organi pelvici e addominali.

In una gravidanza fisiologica la placenta resta ancorata esclusivamente all’endometrio, permettendo un distacco spontaneo e sicuro dopo il parto. Quando invece questo ancoraggio avviene in modo anomalo e più profondo, si parla di accretismo placentare. A seconda della profondità con cui la placenta penetra nei diversi strati uterini, si distinguono tre forme principali:

  • placenta accreta propriamente detta: è la forma più frequente e si verifica quando la placenta aderisce in modo anomalo, arrivando a contatto con lo strato muscolare dell’utero senza però penetrarlo in profondità;
  • placenta increta, una condizione più seria in cui la placenta invade parzialmente il miometrio, rendendo il distacco dopo il parto particolarmente difficoltoso;
  • placenta percreta, la forma più rara e grave, nella quale la placenta attraversa completamente la parete uterina fino a coinvolgere il perimetrio e, in alcuni casi, anche organi vicini.

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Quali sono le cause di questo problema?

Le cause della placenta accreta non sono ancora completamente chiarite dalla medicina. Ciò che è certo è che questa condizione è spesso legata a un’alterazione dello strato interno dell’utero, che non permette alla placenta di ancorarsi in modo corretto e “superficiale” come dovrebbe avvenire in una gravidanza fisiologica.

In particolare, quando l’endometrio risulta danneggiato o cicatriziale, i villi coriali possono spingersi più in profondità alla ricerca di un adeguato apporto di sangue, aumentando il rischio di un’adesione anomala della placenta alla parete uterina. Proprio per questo motivo sono stati individuati diversi fattori di rischio che rendono più probabile lo sviluppo della placenta accreta.

Tra i principali troviamo:

  • placenta previa, ovvero una placenta posizionata in modo anomalo nella parte bassa dell’utero;
  • cicatrici dovute a precedenti parti cesarei, soprattutto se ripetuti;
  • pregressi interventi chirurgici a carico dell’utero;
  • aborti che abbiano richiesto una revisione o raschiamento della cavità uterina;
  • trattamenti di radioterapia che abbiano coinvolto l’utero;
  • malformazioni uterine congenite;
  • presenza di fibromi;
  • aver già affrontato più gravidanze e parti;
  • lesioni o alterazioni dell’endometrio;
  • età materna superiore ai 35 anni;
  • pressione alta durante la gravidanza;
  • l’abitudine di fumare, che può compromettere la salute dei tessuti e la corretta vascolarizzazione.

I sintomi da riconoscere

La placenta accreta è nella maggior parte dei casi una condizione asintomatica, motivo per cui può passare inosservata per tutta la durata della gravidanza. Spesso la futura mamma non avverte alcun segnale specifico e il decorso gestazionale procede apparentemente in modo normale.

Solo in situazioni più rare può comparire un sanguinamento vaginale, soprattutto nel corso del terzo trimestre. Questo tipo di perdita non va mai sottovalutato, perché può essere indice di una problematica placentare e, in alcuni casi, rendere necessario un cesareo d’urgenza per tutelare la salute della mamma e del bambino.

Proprio perché i sintomi sono scarsi o assenti, la diagnosi della placenta accreta si basa soprattutto sulla valutazione dei fattori di rischio. In presenza di più elementi predisponenti, il ginecologo può decidere di approfondire con esami mirati e controlli strumentali più accurati, che non rientrano negli accertamenti di routine ma che possono risultare fondamentali per individuare il problema in anticipo e pianificare il parto in modo più sicuro.

Le possibili conseguenze

Non è raro come detto che la placenta accreta venga riconosciuta solo al momento del parto, quando la placenta non si stacca come dovrebbe dopo la nascita del bambino. In queste situazioni può verificarsi una emorragia anche molto abbondante, potenzialmente pericolosa, perché la placenta risulta aderente in modo anomalo al miometrio, uno strato ricco di vasi sanguigni che, se lesionati, possono causare una perdita di sangue significativa.

È importante sottolineare che la placenta accreta, nella maggior parte dei casi, non interferisce con il normale andamento della gravidanza. I problemi emergono soprattutto nella fase del parto e dell’espulsione della placenta, motivo per cui una diagnosi tempestiva fa una grande differenza nella gestione clinica.

Quando la condizione viene individuata in anticipo, il team medico può pianificare un parto cesareo precoce in un ambiente ospedaliero adeguato, con tutte le precauzioni necessarie. In alcuni casi, per controllare l’emorragia e salvaguardare la salute della donna, può rendersi necessaria anche la rimozione chirurgica dell’utero.

Se invece la placenta accreta non è stata diagnosticata prima del parto, il ginecologo può tentare il distacco della placenta manualmente oppure ricorrere all’uso di uno strumento chiamato curette. Si tratta comunque di procedure delicate, che richiedono un intervento rapido e un’attenta gestione del rischio emorragico.

Placenta accreta e gravidanze successive

La placenta accreta può avere ripercussioni anche sulle gravidanze successive, soprattutto in base alla gravità del quadro e al tipo di intervento necessario al momento del parto. Quando questa condizione viene diagnosticata, l’obiettivo principale è sempre quello di tutelare la salute della mamma, intervenendo in modo rapido ed efficace.

Durante il parto si tenta, quando possibile, di ripulire accuratamente l’utero rimuovendo ogni residuo di placenta. Tuttavia, se l’adesione è troppo profonda e il rischio di emorragia è elevato, può rendersi indispensabile ricorrere a una isterectomia, ovvero all’asportazione chirurgica dell’utero. Si tratta di uno scenario estremo, ma talvolta necessario per salvare la vita della donna, che purtroppo rende impossibili gravidanze future.

Nei casi in cui l’utero venga conservato, è importante sapere che la placenta accreta ha una maggiore probabilità di ripresentarsi in una gravidanza successiva, soprattutto in presenza degli stessi fattori di rischio. Per questo motivo, chi ha già vissuto questa esperienza viene generalmente seguita con controlli più attenti e mirati fin dalle prime fasi di una nuova gravidanza, così da ridurre i rischi e pianificare il parto nel modo più sicuro possibile.

Conclusioni

La placenta accreta è una condizione rara ma importante da conoscere, perché spesso non dà sintomi evidenti durante la gravidanza e può manifestarsi in modo improvviso al momento del parto. Informarsi, riconoscere i fattori di rischio e affidarsi a controlli adeguati permette di affrontare la gravidanza con maggiore consapevolezza e serenità.

Una diagnosi tempestiva e una corretta pianificazione del parto fanno davvero la differenza nella tutela della salute della mamma e del bambino. In caso di dubbi o situazioni particolari, confrontarsi sempre con il proprio ginecologo resta il passo più importante per vivere questo percorso nel modo più sicuro possibile.