
Essere genitori non è semplice: spesso si improvvisa, si sbaglia e poi si cerca di rimediare ai propri errori. È del tutto normale! La genitorialità non è un percorso lineare né uguale per tutti, ma un equilibrio in continuo cambiamento, fatto di tentativi, aggiustamenti e nuove consapevolezze. Ognuno di noi, poi, ha il proprio stile educativo, influenzato dal carattere personale, dalle esperienze vissute e anche dal contesto familiare e sociale in cui si cresce. Salvo qualche eccezione, nulla può essere considerato giusto o sbagliato a priori.
Parliamo ad esempio di educazione permissiva: uno stile educativo che spesso viene giudicato in maniera negativa e che, in effetti, presenta alcune criticità. Allo stesso tempo, però, ridurlo a una semplice “mancanza di regole” rischia di essere fuorviante. Come accade per molti approcci educativi, anche la permissività può avere risvolti differenti a seconda di come viene applicata, dell’età del bambino e delle dinamiche familiari.
Noi di BlaBlaMamma vogliamo illustrarvi i pro e i contro di un’educazione permissiva con uno sguardo equilibrato e realistico, senza giudizi assoluti, per aiutarvi a riflettere su come dosare severità e permissività in modo più consapevole, costruendo un rapporto sereno e solido con i propri figli.
- Identikit del genitore permissivo
- Quali sono i benefici di un’educazione permissiva?
- I rischi di uno stile educativo troppo permissivo
- Come comportarsi?
- Conclusioni
Identikit del genitore permissivo
Chi sono i genitori permissivi? Gli esperti ne tracciano un profilo nel quale molti genitori possono riconoscersi, almeno in parte. Si tratta generalmente di persone affettuose, presenti e disponibili, molto attente alle esigenze emotive e ai desideri dei propri bambini. Il legame affettivo è forte e il bisogno di farli sentire amati e ascoltati è centrale. In alcuni casi, però, questa attenzione rischia di diventare eccessiva.
Il desiderio di accontentarli a tutti i costi e di offrire loro il meglio può portare a una difficoltà concreta nel porre limiti chiari e coerenti. Le regole diventano flessibili, negoziabili o cambiano a seconda del contesto e dell’umore, lasciando spazio a una gestione quotidiana più improvvisata che strutturata. Spesso questa scelta non è casuale, ma nasce dal timore di ferire il bambino, di deluderlo o di incrinare il rapporto affettivo.
In molti casi, inoltre, la mancanza di severità ha lo scopo, più o meno consapevole, di evitare capricci da parte dei bambini e conflitti in famiglia. Dire di sì sembra la strada più semplice per mantenere la calma e preservare un clima sereno, soprattutto nei momenti di stanchezza o stress.
Il rischio, però, è che i bambini finiscano per percepire i genitori più come amici che come figure autorevoli, capaci di offrire guida e contenimento emotivo. Quando le regole mancano o sono poco chiare, i più piccoli possono sentirsi disorientati e insicuri. Non va dimenticato, infatti, che i bambini hanno bisogno di punti di riferimento stabili: confini chiari non limitano la libertà, ma contribuiscono a creare un senso di sicurezza e fiducia nel mondo che li circonda.
Quali sono i benefici di un’educazione permissiva?
Non se ne parla quasi mai, perché l’attenzione si concentra spesso solo sugli aspetti negativi di un’educazione troppo permissiva. In realtà, secondo alcuni esperti, una certa dose di permissività può avere anche effetti positivi sullo sviluppo del bambino, soprattutto se inserita in un contesto affettivo stabile e presente.
Lasciare maggiore libertà di esplorazione permette ai bambini di sperimentare il mondo in modo più spontaneo, seguendo curiosità e interessi personali. Questo atteggiamento favorisce il processo di crescita e di maturazione, stimolando l’autonomia e la capacità di prendere piccole decisioni in modo indipendente. Sentirsi ascoltati e non costantemente giudicati contribuisce inoltre a rafforzare il senso di fiducia nei confronti degli adulti di riferimento.
Molti di questi bambini crescono con una maggiore sicurezza in se stessi e mostrano meno timori nell’affrontare situazioni nuove rispetto ai coetanei. L’assenza di un controllo eccessivo può ridurre la paura di sbagliare, incoraggiando l’iniziativa personale e la sperimentazione. Avendo meno limiti rigidi e meno vincoli imposti dall’esterno, inoltre, i bambini tendono a esprimere una creatività più libera e sviluppano una predisposizione all’apprendimento più spontanea e motivata.
È importante ricordare, tuttavia, che questi benefici emergono soprattutto quando la permissività non si traduce in disinteresse, ma si accompagna a una presenza attenta e a una relazione basata sull’ascolto e sul dialogo.
I rischi di uno stile educativo troppo permissivo
Accanto ai possibili benefici, esistono anche diversi risvolti negativi legati a uno stile educativo troppo permissivo, soprattutto quando l’assenza di regole diventa sistematica. Un bambino a cui non viene quasi mai detto di no e al quale non vengono posti limiti chiari può incontrare difficoltà nel comprendere e rispettare le norme sociali che rendono possibile, e piacevole, la convivenza con gli altri.
Crescere senza confini definiti può rendere complicato accettare regole esterne, compromessi e frustrazioni, elementi inevitabili nella vita quotidiana. In età scolare, ad esempio, questi bambini possono faticare a rispettare turni, regole condivise e autorità diverse da quella familiare. Con il passare del tempo, tali difficoltà rischiano di riflettersi anche nelle relazioni sociali e nei contesti più strutturati.
Può manifestarsi inoltre una certa ansia sociale. Chi è cresciuto in un ambiente eccessivamente permissivo può trovare difficile lavorare sotto pressione, affrontare richieste chiare o limiti imposti dall’esterno, come quelli presenti a scuola o, in età adulta, sul posto di lavoro. Anche la gestione dei conflitti può risultare più complessa, perché la mancanza di abitudine al confronto e alla frustrazione rende più difficile tollerare situazioni scomode o emotivamente impegnative.
In alcuni casi, l’assenza di confini può generare insicurezza: paradossalmente, regole chiare e coerenti aiutano i bambini a sentirsi protetti e a orientarsi meglio nel mondo che li circonda.
Come comportarsi?
Lo stile educativo di una famiglia dipende da molti fattori: dalla predisposizione e dal carattere dei genitori, ma anche dalla personalità, dall’età e dal momento di crescita del bambino. Non esiste un modello valido per tutti né una formula perfetta da applicare in ogni situazione. Proprio per questo, non si può parlare di scelte giuste o sbagliate in senso assoluto, ma di un equilibrio da costruire e ricalibrare nel tempo.
Quando un bambino piange disperato, ad esempio, è meglio prenderlo in braccio e consolarlo oppure resistere per non rischiare di rinforzare certi comportamenti? E di fronte a un figlio adolescente è più efficace assumere il ruolo di genitori-amici oppure intervenire in modo più deciso, controllando alcuni aspetti della sua vita? Sono domande comuni, che non hanno risposte univoche e che spesso trovano soluzioni diverse a seconda del contesto e della fase evolutiva.
Gli esperti concordano però su un punto fondamentale: adottare un atteggiamento equilibrato e positivo è la strategia più efficace nel lungo periodo. Un approccio eccessivamente rigido, basato sul cosiddetto “pugno di ferro”, può funzionare solo temporaneamente, ma rischia di generare opposizione e ribellione con il passare del tempo. Al contrario, un’eccessiva permissività può privare i bambini di riferimenti chiari, esponendoli a insicurezze e stati di ansia.
La base di un rapporto equilibrato tra genitori e figli dovrebbe poggiare sul rispetto reciproco e su una leadership empatica. Guidare non significa imporre, ma accompagnare: i genitori non dovrebbero rinunciare al proprio ruolo educativo, bensì offrire indicazioni chiare, spiegazioni adeguate e sostegno emotivo. Lasciare spazio all’errore è altrettanto importante, purché l’insuccesso diventi un’occasione per crescere, imparare e migliorarsi, sempre con il supporto degli adulti di riferimento.
Un buon compromesso tra essere troppo permissivi e, al contrario, troppo severi può essere quello di valutare l’approccio del rinforzo positivo. Premiare e valorizzare i comportamenti virtuosi aiuta i bambini ad associare le regole a esperienze positive, favorendo la ripetizione spontanea delle azioni corrette e una maggiore collaborazione nel quotidiano.
Conclusioni
Parlare di educazione permissiva significa affrontare un tema complesso, che non può essere ridotto a etichette rigide o giudizi definitivi. Ogni famiglia è diversa, così come lo sono i bambini e le fasi della loro crescita. Comprendere i pro e i contro di questo stile educativo permette di fare scelte più consapevoli, evitando sia l’assenza totale di regole sia un controllo eccessivo.
Trovare il giusto equilibrio tra ascolto, affetto e limiti chiari è una sfida quotidiana, ma rappresenta anche la base per costruire un rapporto sano e rispettoso tra genitori e figli. Accompagnare i bambini nella crescita, offrendo guida senza imposizioni e supporto senza rinunce al proprio ruolo educativo, aiuta a formare adulti più sicuri, autonomi e capaci di affrontare il mondo con fiducia.




























