
La pertosse è una malattia infettiva respiratoria potenzialmente molto grave che, prima dell’introduzione dei vaccini, rappresentava una delle principali cause di mortalità infantile: ogni anno colpiva milioni di bambini e ne uccideva migliaia, soprattutto nei primi mesi di vita. Oggi, grazie alla vaccinazione, la sua diffusione è stata drasticamente ridotta, ma il batterio responsabile continua a circolare e può ancora rappresentare un serio pericolo, in particolare per neonati e lattanti.
Proprio per questo motivo, il vaccino contro la pertosse, somministrato generalmente nei primi anni di vita, è considerato uno strumento fondamentale di prevenzione. Non solo tutela la salute del singolo bambino, ma contribuisce anche alla protezione collettiva, riducendo il rischio di contagio nelle fasce più vulnerabili della popolazione. Non sorprende quindi che questa vaccinazione sia obbligatoria per legge nei bambini e fortemente raccomandata in gravidanza, una fase delicata in cui la protezione del neonato inizia ancora prima della nascita.
Per questo motivo, noi di BlaBlaMamma vogliamo fare chiarezza su tutto ciò che riguarda il vaccino pertosse: cos’è la malattia, perché è importante vaccinare i bambini, quando è indicato il vaccino in gravidanza, quali sono i possibili effetti collaterali e quanto è realmente efficace. Informarsi in modo corretto è il primo passo per compiere scelte consapevoli per la salute dei propri figli.
- Cos’è la pertosse?
- Vaccino pertosse per i bambini, cosa sapere
- Vaccino pertosse in gravidanza
- Cosa sapere sul vaccino pertosse?
- Ci sono effetti collaterali?
- Efficacia del vaccino
- Conclusioni
Cos’è la pertosse?
La pertosse è come detto una malattia infettiva respiratoria altamente contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis, che colpisce le vie aeree. La sua pericolosità risiede soprattutto nella capacità di evolvere rapidamente da sintomi iniziali lievi a quadri clinici molto seri, in particolare nei neonati e nei bambini molto piccoli.
Nelle fasi iniziali, la pertosse può sembrare un comune raffreddore, con naso che cola, starnuti e tosse leggera. Con il passare dei giorni, però, la tosse diventa sempre più intensa e persistente, trasformandosi in violenti accessi difficili da controllare. Questi attacchi possono rendere complicato respirare correttamente, dormire e alimentarsi, e sono spesso accompagnati da conati di vomito e profonda stanchezza.
Nei lattanti e nei neonati, che hanno vie respiratorie più piccole e un sistema immunitario ancora immaturo, la pertosse può manifestarsi in modo ancora più grave. In alcuni casi non compare nemmeno la tosse classica, ma si possono verificare pause respiratorie (apnee), colorazione bluastra della pelle e, nelle situazioni più critiche, un vero e proprio arresto della respirazione, con rischio immediato per la vita.
Le possibili complicanze della pertosse non vanno sottovalutate. Tra le più frequenti si annoverano otite media e polmonite, ma nei casi più severi possono insorgere anche convulsioni e danni neurologici, inclusi lesioni cerebrali, che possono lasciare conseguenze permanenti. Prima dell’introduzione della vaccinazione, la pertosse era come detto in precedenza una delle principali cause di mortalità infantile e, in assenza di una protezione adeguata, continua a rappresentare un rischio concreto soprattutto per i neonati.[ 1 ]
Vaccino pertosse per i bambini, cosa sapere
La pertosse è una malattia da non sottovalutare, soprattutto nei primi anni di vita. Fortunatamente esiste uno strumento di prevenzione efficace e sicuro: il vaccino. Nei bambini, la vaccinazione contro la pertosse rappresenta una protezione fondamentale fin dai primi mesi, quando il rischio di complicanze gravi è più elevato.
Il vaccino viene generalmente somministrato a partire dall’ottava settimana di vita, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, ed è inserito nel calendario vaccinale pediatrico. Durante il primo anno di vita è previsto un ciclo primario di tre dosi, necessario per stimolare una risposta immunitaria adeguata e costruire una protezione efficace contro il batterio responsabile della pertosse.
Poiché l’immunità tende a ridursi nel tempo, sono previsti dei richiami vaccinali. Il primo avviene intorno ai 5–6 anni, attraverso il vaccino quadrivalente, mentre un ulteriore richiamo è consigliato nell’adolescenza, tra gli 11 e i 18 anni, generalmente in associazione ai vaccini contro tetano e difterite. Anche in età adulta è possibile continuare a mantenere la protezione con richiami ogni 10 anni, soprattutto in presenza di contatti frequenti con neonati o bambini piccoli.
È importante sottolineare che il vaccino contro la pertosse può essere somministrato anche a chi non è stato vaccinato in precedenza, a qualsiasi età, senza particolari problematiche. Rispettare il calendario vaccinale consente non solo di proteggere il singolo bambino, ma anche di contribuire alla sicurezza dell’intera comunità, riducendo la circolazione del batterio e tutelando chi è più fragile.[ 2 ]
Vaccino pertosse in gravidanza
Sempre più future mamme scelgono di sottoporsi al vaccino contro la pertosse in gravidanza, una decisione importante che consente di proteggere il bambino già prima della nascita. Durante la gravidanza, infatti, gli anticorpi prodotti dalla madre attraversano la placenta e vengono trasmessi al feto, offrendo una protezione preziosa nelle prime settimane di vita, un periodo particolarmente delicato.
Questa forma di immunizzazione passiva è fondamentale perché il neonato, nei primi mesi, non ha ancora sviluppato un sistema immunitario pienamente efficiente e non può contare subito sulla protezione diretta del ciclo vaccinale completo. Grazie al vaccino somministrato in gravidanza, il rischio di contrarre la pertosse e di sviluppare forme gravi della malattia nei primi due mesi di vita si riduce in modo significativo.
È importante chiarire che questa protezione iniziale non sostituisce il calendario vaccinale del bambino. Il neonato dovrà comunque ricevere il vaccino contro la pertosse secondo le tempistiche previste, a partire dai primi mesi di vita, e completare tutti i richiami indicati. Tuttavia, la vaccinazione materna consente di colmare quel “vuoto di protezione” che si crea nelle primissime settimane dopo la nascita.
Quando fare il vaccino contro la pertosse in gravidanza? Il Ministero della Salute raccomanda la somministrazione di una dose di vaccino combinato contro difterite, tetano e pertosse intorno alla ventottesima settimana di gravidanza. Questo momento è considerato ideale per garantire un’efficace produzione di anticorpi materni e una loro corretta trasmissione al bambino, offrendo così una protezione mirata proprio nel periodo in cui il rischio di complicanze è più elevato.[ 2 ]
Cosa sapere sul vaccino pertosse?
Il vaccino contro la pertosse è progettato per stimolare il sistema immunitario a riconoscere e contrastare il batterio responsabile della malattia, senza causare l’infezione. È composto da alcune componenti del batterio Bordetella pertussis che vengono purificate e inattivate; per questo motivo viene definito, dal punto di vista tecnico, un vaccino acellulare. Questa formulazione è stata sviluppata per garantire un’elevata efficacia riducendo al minimo il rischio di reazioni avverse rispetto ai vaccini più datati.
Il vaccino contro la pertosse non viene somministrato da solo, ma è incluso in diverse formulazioni combinate. È presente nel vaccino trivalente, che protegge anche da difterite e tetano, nel vaccino quadrivalente, che aggiunge la protezione contro la poliomielite, e nel vaccino esavalente, che estende ulteriormente la copertura includendo epatite B ed Haemophilus influenzae di tipo B. Questa combinazione consente di proteggere i bambini da più malattie gravi con un numero ridotto di iniezioni.
La somministrazione avviene tramite un’iniezione intramuscolare, solitamente nella coscia nei lattanti o nel braccio nei bambini più grandi. Il vaccino è ben tollerato dalla maggior parte dei bambini e rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire una malattia che, soprattutto nei primi mesi di vita, può avere conseguenze molto serie. Inserito correttamente nel calendario vaccinale, contribuisce in modo determinante alla protezione individuale e alla riduzione della circolazione del batterio nella popolazione.
Ci sono effetti collaterali?
Come per tutti i vaccini, anche quello contro la pertosse può essere associato ad alcuni effetti collaterali, generalmente lievi e temporanei. Nella maggior parte dei casi si tratta di reazioni del tutto normali, che indicano l’attivazione del sistema immunitario.
Dopo la vaccinazione è abbastanza comune osservare un leggero aumento della temperatura corporea, insieme ad arrossamento, gonfiore o dolore nella zona dell’iniezione. Nei giorni immediatamente successivi alcuni bambini possono apparire più irritabili, stanchi o assonnati del solito, oppure mostrare una riduzione temporanea dell’appetito. Questi sintomi tendono a risolversi spontaneamente nel giro di breve tempo.
Eventi più importanti, come la sindrome da pianto persistente o le convulsioni, sono considerati estremamente rari. Proprio per questo, il rapporto tra benefici e rischi del vaccino contro la pertosse è ampiamente favorevole, soprattutto se si considera la gravità delle possibili complicanze della malattia nei bambini piccoli.
È comunque consigliabile contattare il medico o il pediatra se la febbre risulta molto elevata, in particolare se supera i 40 gradi, oppure se compaiono sintomi che preoccupano o persistono oltre alcuni giorni. Un confronto tempestivo consente di valutare correttamente la situazione e rassicurare i genitori.
Efficacia del vaccino
Dopo il completamento del ciclo vaccinale previsto dal calendario, il vaccino contro la pertosse garantisce una protezione elevata, con un’efficacia stimata intorno all’85%. Questo significa che la grande maggioranza dei bambini vaccinati sviluppa una risposta immunitaria in grado di prevenire l’infezione o, qualora il contagio avvenisse, di ridurne significativamente la gravità.
È importante ricordare che l’efficacia del vaccino può diminuire gradualmente nel tempo, motivo per cui come abbiamo visto sono previsti richiami periodici durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta. Il rispetto delle tempistiche raccomandate è fondamentale per mantenere una protezione costante e limitare la circolazione del batterio nella popolazione.
Anche il vaccino contro la pertosse in gravidanza si è dimostrato altamente efficace nel proteggere i neonati nei primi mesi di vita, riducendo in modo significativo il rischio di infezione e di complicanze gravi. Questa strategia preventiva consente di offrire una difesa immediata proprio nel periodo in cui il bambino è più vulnerabile e non ha ancora completato il proprio ciclo vaccinale.
Grazie alla vaccinazione, oggi la pertosse è una malattia molto meno diffusa rispetto al passato. Tuttavia, continuare a vaccinare e a seguire le raccomandazioni sanitarie resta essenziale per proteggere i bambini e prevenire nuovi casi, soprattutto tra i più piccoli.
Conclusioni
La pertosse è una malattia che oggi può essere prevenuta in modo efficace grazie alla vaccinazione, uno strumento che ha cambiato radicalmente la storia di questa infezione e ridotto in modo significativo i casi più gravi e le complicanze nei bambini. Proteggere i più piccoli fin dai primi mesi di vita, seguire il calendario vaccinale e considerare la vaccinazione in gravidanza sono scelte che hanno un impatto concreto sulla salute individuale e collettiva.
Informarsi correttamente, affidandosi a fonti scientifiche e alle indicazioni delle autorità sanitarie, permette ai genitori di compiere decisioni consapevoli e serene. La prevenzione resta la chiave per tutelare i bambini più fragili e garantire loro una crescita più sicura, oggi e negli anni a venire.
NOTE
1. Infovac, Pertosse
2. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Vaccinazioni contro la pertosse




























