Neonati prematuri: 7 cose da sapere I neonati prematuri sembrano tanto piccoli e fragili, ma in realtà sono dei veri e propri guerrieri che in poco tempo riescono a riprendersi dalle difficoltà con cui è iniziata la loro vita. Vediamo cosa c'è da sapere su questi piccolini.

cose da sapere sui neonati prematuri

Fragili e delicati, ma con una straordinaria forza vitale. I bimbi nati prematuri iniziano il loro percorso con qualche ostacolo in più rispetto ai neonati a termine: la nascita anticipata li espone infatti a un rischio maggiore di problematiche metaboliche, neurologiche e respiratorie, legate all’immaturità dei loro organi e apparati.

Nonostante questo, grazie ai progressi della neonatologia e a percorsi di cura sempre più personalizzati, oggi la maggior parte dei bambini prematuri riescono a crescere e svilupparsi in modo positivo. Proprio per questo, noi di BlaBlaMamma vogliamo condividere alcune cose importanti da sapere sui neonati prematuri, per aiutare mamme e papà a orientarsi tra informazioni, dubbi e consapevolezze in un momento tanto delicato quanto fondamentale.

Neonati prematuri, i numeri del fenomeno

Il numero dei bambini nati prematuri è tutt’altro che marginale. Secondo i dati dell’European Foundation for the Care of Newborn Infants, in Italia si registrano ogni anno circa 40.000 nascite pre-termine, pari a circa il 7-8% del totale delle nascite. Un dato che rende la prematurità una condizione tutt’altro che rara e che coinvolge migliaia di famiglie ogni anno.

A livello globale, il fenomeno è in costante crescita negli ultimi decenni: si stima che nel mondo nascano circa 15 milioni di bambini prematuri ogni anno. Le cause variano notevolmente a seconda delle aree geografiche. In molte zone dell’Africa e dell’Asia incidono fattori come la denutrizione materna, la carenza di cure prenatali e la difficoltà di accesso a diagnosi tempestive. Nei Paesi industrializzati, invece, l’aumento dei parti prematuri è spesso legato all’’innalzamento dell’età media della gravidanza, alle gravidanze multiple e a condizioni materne che richiedono un monitoraggio più attento.

Proprio grazie a controlli sempre più accurati e a una medicina prenatale avanzata, oggi è possibile individuare in anticipo situazioni di rischio per la mamma o per il bambino e intervenire in modo mirato, arrivando, quando necessario, a un parto prematuro provocato come scelta di tutela per la salute di entrambi.

Cosa si intende per neonati prematuri

Si definisce neonato prematuro un bambino che nasce prima della 37ª settimana di gestazione, ovvero prima che la gravidanza sia giunta a termine. La prematurità non è una condizione unica, ma comprende situazioni molto diverse tra loro, che vengono distinte in base all’epoca gestazionale alla nascita. Proprio per questo si parla di diversi gradi di prematurità:

  • sotto le 28 settimane si parla di neonati estremamente prematuri;
  • sotto le 32 settimane si definiscono neonati molto prematuri;
  • tra le 34 e le 36 settimane + 6 giorni si parla di tardi prematuri.

I neonati prematuri hanno generalmente dimensioni più ridotte rispetto ai bambini nati a termine, perché il loro sviluppo è stato interrotto prima di completarsi. Oltre all’età gestazionale, un altro parametro fondamentale per inquadrare la prematurità è il peso alla nascita, che fornisce indicazioni importanti sul grado di maturazione e sulle cure necessarie nelle prime settimane di vita. In base al peso, i prematuri vengono infatti classificati in questo modo:

  • meno di 1.000 grammi: peso estremamente basso alla nascita;
  • tra 1.000 e 1.499 grammi: peso molto basso alla nascita;
  • tra 1.500 e 2.500 grammi: peso basso alla nascita.

Queste classificazioni aiutano il personale sanitario a valutare i bisogni specifici di ogni neonato prematuro e a impostare un percorso di assistenza personalizzato, che tenga conto non solo del peso e delle settimane di gestazione, ma anche delle condizioni generali di salute del piccolo.

Qual è il tasso di sopravvivenza dei bimbi prematuri?

Le prospettive per i bambini nati prematuri sono oggi decisamente incoraggianti. In Italia, infatti, il tasso di sopravvivenza dei neonati prematuri è tra i più elevati a livello internazionale e può arrivare fino al 90% anche nei casi di bambini con un peso inferiore ai 1.500 grammi alla nascita. Un risultato reso possibile dai grandi progressi della neonatologia, dalle terapie intensive neonatali sempre più specializzate e da un’assistenza multidisciplinare mirata.

La probabilità di sopravvivenza è strettamente legata anche all’età gestazionale: ogni settimana in più trascorsa nel grembo materno rappresenta un vantaggio importante per il neonato. Si stima infatti che ogni settimana aggiuntiva di gravidanza possa aumentare le possibilità di sopravvivenza di circa il 20%, oltre a ridurre il rischio di complicanze a breve e lungo termine. Per questo motivo, quando le condizioni lo consentono, l’obiettivo dei medici è sempre quello di prolungare la gravidanza il più possibile, garantendo al piccolo un ulteriore tempo prezioso per crescere e maturare.

Perchè per i piccoli prematuri è necessaria l’incubatrice?

I bambini nati prima del termine hanno spesso difficoltà a mantenere una temperatura corporea stabile, perché il loro organismo non è ancora in grado di regolare il calore in modo efficace. Questo accade soprattutto a causa della scarsa quantità di tessuto adiposo e dell’immaturità dei meccanismi di termoregolazione. Per proteggerli e creare un ambiente il più possibile simile a quello del grembo materno, vengono quindi accolti in una incubatrice neonatale.

L’incubatrice non serve solo a mantenere il calore, ma consente anche di controllare con precisione umidità, ossigenazione e parametri vitali, riducendo lo stress e il dispendio energetico del neonato. In questo modo il piccolo può concentrare le proprie energie sulla crescita e sullo sviluppo degli organi ancora immaturi, ricevendo al tempo stesso le cure e il monitoraggio costante necessari nelle prime fasi della vita.

cose da sapere sui neonati prematuri

L’importanza del contatto con la mamma

Anche quando il neonato prematuro ha bisogno di supporti tecnologici e assistenza continua, il rapporto con i genitori[ 1 ], e in particolare con la mamma, rimane un elemento centrale per il suo benessere e per il corretto sviluppo fisico ed emotivo. La presenza dei genitori contribuisce infatti a stabilizzare il battito cardiaco, la respirazione e a ridurre i livelli di stress del bambino, favorendo un ambiente più rassicurante anche in un contesto ospedaliero.

Per questo motivo, quando le condizioni cliniche lo permettono, si cerca di incoraggiare il contatto pelle a pelle e l’allattamento al seno. In molti reparti di neonatologia viene promossa la filosofia della Zero separation, che punta a garantire la vicinanza costante dei genitori al neonato, riconoscendo il loro ruolo attivo nel percorso di cura e crescita del piccolo.[ 2 ]

In questo contesto si inserisce anche la Kangaroo Mother Care, una pratica che prevede di tenere il neonato in posizione verticale sull’addome della mamma o del papà, a diretto contatto con la pelle. Questo metodo, sperimentato per la prima volta dal dottor Edgar Rey presso l’Istituto materno infantile di Santa Fe a Bogotà, in Colombia, è nato come risposta alla mancanza di incubatrici, ma si è rivelato nel tempo estremamente efficace nel favorire la stabilità fisiologica del bambino e nel rafforzare il legame affettivo con i genitori.[ 3 ]

L’effetto delle carezze sui bambini prematuri

Numerosi studi confermano che, per i neonati prematuri, il beneficio del contatto va oltre la semplice presenza fisica. Una ricerca condotta con la partecipazione dell’Ospedale Buzzi di Milano, dell’Università di Milano-Bicocca, della Fondazione “Come” Collaboration di Pescara, dell’Istituto di Osteopatia di Milano e dell’Università John Moores di Liverpool, e pubblicata sulla rivista Developmental Cognitive Neuroscience, ha dimostrato scientificamente l’importanza delle carezze nei bambini prematuri.

I risultati hanno evidenziato che il tocco-carezza ha effetti positivi immediati e misurabili: migliora l’ossigenazione del sangue, contribuisce a rendere più regolare il battito cardiaco e riduce in modo significativo i livelli di stress del neonato. Un aspetto particolarmente interessante emerso dallo studio riguarda la qualità del contatto: il semplice tocco pelle a pelle statico, senza movimento, non ha prodotto gli stessi benefici del tocco-carezza, i cui effetti positivi si sono mantenuti fino a cinque minuti dopo la fine della stimolazione.[ 3 ]

Questi dati rafforzano l’idea che gesti semplici e naturali, come una carezza lenta e delicata, possano avere un ruolo importante nel sostenere il benessere e la stabilità fisiologica dei neonati prematuri, affiancando le cure mediche tradizionali.

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L’allattamento del neonato prematuro

L’allattamento del neonato prematuro può presentare alcune difficoltà iniziali, soprattutto nei bambini nati prima delle 32-33 settimane di gestazione, che spesso non hanno ancora sviluppato una coordinazione efficace tra suzione, deglutizione e respirazione. Per questo motivo, nelle prime fasi di vita non è raro che il latte venga somministrato tramite un sondino, una soluzione temporanea pensata per garantire al piccolo il nutrimento necessario in totale sicurezza.

Anche in queste situazioni, è fondamentale che la mamma venga sostenuta nell’avvio e nel mantenimento della produzione di latte, sia attraverso l’uso di un tiralatte, sia grazie al supporto di personale sanitario qualificato, in grado di offrire aiuto pratico e sostegno emotivo. La produzione di latte nelle prime settimane rappresenta infatti una risorsa preziosa, che potrà essere utilizzata non appena il bambino sarà pronto.

Quando le condizioni cliniche lo consentono, al neonato verranno proposti il seno materno o, in alternativa, il biberon. Il latte della mamma resta in ogni caso l’alimento migliore fin dai primi giorni, perché contribuisce a rafforzare un sistema immunitario ancora immaturo, fornisce tutti i nutrienti essenziali e sostiene la crescita e lo sviluppo neurologico del bambino.

Un aspetto affascinante dell’allattamento riguarda la capacità di adattamento del corpo materno: il seno della mamma di un neonato prematuro produce infatti un latte diverso rispetto a quello destinato a un bambino nato a termine. Il latte materno per i prematuri è più ricco di proteine, energia e sostanze nutrienti, proprio per rispondere ai bisogni specifici di questi piccoli e accompagnarli nel loro delicato percorso di crescita.

Conclusioni

La nascita di un neonato prematuro rappresenta un’esperienza intensa e spesso complessa, che coinvolge non solo il bambino ma tutta la famiglia. Conoscere cosa significa davvero la prematurità, quali sono le cure necessarie e quali strumenti possono favorire il benessere del piccolo aiuta i genitori ad affrontare questo percorso con maggiore consapevolezza e serenità.

Oggi, grazie ai progressi della medicina neonatale, all’importanza riconosciuta al contatto genitore-bambino e al valore dell’allattamento materno, le prospettive per i bambini prematuri sono sempre più positive. Informazione, supporto e presenza restano elementi fondamentali per accompagnare questi piccoli nella crescita, rispettando i loro tempi e valorizzando ogni passo avanti, anche il più piccolo.

NOTE


1. Società Italiana di Neonatologia, Prematurità
2. Ministero della Salute, 17 novembre, Giornata mondiale della prematurità
3. Fondazione Umberto Veronesi, Neonati prematuri e la cura delle carezze